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I Coralli

corail de Trapani

Trapani, una cittA� dal fascino millenario la cui storia A? sospesa tra mito e leggenda e invita a scoprire il fascino, i segreti e le curiositA� della��artigianato artistico trapanese il cui sviluppo, favorito dalla posizione geografica della cittA� stessa, affacciata a nord sul Mar Tirreno e ad sud-ovest sul Mar Mediterraneo, ha avuto splendidi esiti nella lavorazione del corallo e nella produzione di piccoli capolavori di gioielleria.

La tradizione. La fama della cittA� A? legata alla pesca del corallo rosso Mediterraneo la cui lavorazione A? una delle principali attivitA� che ha caratterizzato il tessuto economico del territorio. I pescatori si mettevano in mare su imbarcazioni attrezzate dette a�?ligudellia�?, e vagavano tra le acque per tutta la stagione della pesca, da maggio a settembre, per fare il pieno di questi meravigliosi rami rossi. A partire dal a�?400, prima a opera degli ebrei provenienti dal Maghreb, veri conoscitori delle antiche tecniche della cucitura, e a seguito degli artigiani siculi, il corallo divenne un oggetto di spicco che andA? ad incrementare il commercio e la produzione di manufatti da usare ora sulla��oro ora sul rame. Alla��inizio del a�?600, come altre maestranze, nella corporazione dei Pescatori della marina piccola del Palazzo, si organizzarono in consolato regolamentando la licenza ad esercitare il mestiere e la��attivitA� di mastri corallari, di mastri scultori e dei lavoranti nella��acquisto del corallo, definendo il modo di distribuzione, il luogo di vendita etc. Erano circa 25 le botteghe nella via dei a�?Corallaria�?, detta poi a�?Strada degliA�Scultoria�? e, infine a�?Via Torrearsaa�?, oggigiorno una delle piA? preziose vie pedonali del centro cittadino. Il vero boom fu intorno al a�?700, quando gioielli e ornamenti in corallo erano richiesti da ogni angolo del globo da sovrani, principi, cardinali e papi. Si trattava infatti di veri e propri capolavori d’arte, preziosi gioielli e oggetti di uso liturgico e domestico come calici,A�sacri contenitori, personaggi di presepi o semplicemente dei portafortuna. Il crollo della��arte avvenne intorno alla��800, periodo in cui il reperimento della materia prima divenne sempre piA? raro facendo avvertire i primi sintoni del suo declino mettendo a serio rischio quello che da secoli rappresentava un mestiere di grande rilevanza e spessore.

Le caratteristiche I maestri corallari lavoravano spesso in collaborazione con altre figure come bronzisti, orafi, argentieri e scultori. In primis il corallo grezzo veniva pulito, tagliato e lavorato con la lima e con la mola di pietra per ridurlo in delle piccole frazioni da bucare con il fusellino per realizzare gioielli. La piA? antica tecnica A? detta a retroincastro e consisteva nella��inserimento nel rame, precedentemente forato, di piccoli elementi di corallo fissati con una pece nera, cera e telaA� che fungevano da collante, per poi essere ricoperta, sul retro, con una��altra lastra di rame dorato decorata ad incisione. A partire dal XVII i maestri trapanesi cambiarono tecnica avvalendosi della cucitura, una procedura perA? poco efficace e sicura in quanto il rischio che i coralli si staccassero dal rame era particolarmente alto. Fondamentali passaggi quello della depurazione per restituire al corallo il suo colore naturale cosA� come la lucidatura e la brillantatura necessari al fine di rendere il prodotto finale di grande appeal. Un nome importante A? anche quello di Platimiro Fiorenza con la sua bottega di Via Osorio 36, la��ultimu mastru curaddaru, custode di una tradizione secolare tanto che, nel dicembre del 2004, ha ricevuto il premio come conservatore, attraversoA�l’insegnamento della lavorazione dei coralli, da parte del Club UNESCO di Trapani. Tra i suoi lavori spiccano opere di grande prestigio del calibro della “Madonna di Trapani”, in oro corallo e pietre preziose,A� esposta ai MuseiA�Vaticani e un’acquasantieraA� in oro, corallo e pietre preziose, realizzate ambedue per Sua SantitA� Giovanni Paolo II. Merita una tappa anche la bottega-laboratorio di Alfonso Graffeo, in via Antonio Roasi 11, abile creatore di gioielli in grado di dare libero sfogo alla sua creativitA� realizzando bellissime collane e spille impreziosite da dettagli raffinati come minuscole foglie, roselline , giglietti e composizioni floreali di ogni sorta che pendono attaccate a legamenti in oro sottilissimo.

Nato nei primi del ‘900, il Museo Regionale “Conte Agostino Pepoli”, alla��interno del trecentesco ex convento dei Padri carmelitani, custodisce il prezioso passato siciliano: pezzi unici provenienti in primis dalla collezione privata del conte Pepoli, mettendo in risalto l’importanza e la qualitA� delle arti decorative ed applicate in cui gli artigiani della cittA� spiccavano: coralli, maioliche, ori, argenti e sculture presepiali.